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STORIE DEL CACIOCAVALLO PODOLICO

Il nome Caciocavallo deriva dal minaccioso avvertimento "farai la fine del caciocavallo”. Nel XIX secolo la famiglia Barocco produceva all'incirca 11.000 forme di questo formaggio destinate al commercio estero.

La crosta è dura, spessa e liscia, di colore bianco alabastro, se di media stagionatura, ma tende a diventare giallo-ambra con l'invecchiamento. La pasta è compatta e abbastanza elastica nella media stagionatura, diventa poi dura e può scagliare: colore paglierino, anche intenso. Occhiatura assente.

Il latte utilizzato per la produzione del Caciocavallo Podolico proviene prevalentemente da allevamenti di bovini podolici che, secondo alcuni esperti, discenderebbero dal Bos primigenius o Uro, il primo bovino addomesticato.
Originariamente il bovino podolico, grazie alla robusta morfologia, veniva allevato soprattutto per lavoro. La tipicità del Caciocavallo Podolico, oltre che nella particolarità della trasformazione, risiede nella peculiarità del latte di partenza. I bovini podolici sono presenti oggi nella dorsale appenninica campana, allevati esclusivamente allo stato brado e soggetti alla transumanza con svernamento nelle pianure pugliesi nel periodo di novembre-marzo.

Le qualità organolettiche del formaggio derivano dall’alimentazione costituita da pascolo di montagna ricco di essenze aromatiche. I pascoli collinari e montani della Campania – ricchi di erbe aromatiche, fiori, graminacee, malve, ortiche, carote selvatiche, germogli e bacche di corbezzolo, rovo, mirtillo, rosa canina, biancospino, corniolo, ginepro, fragoline selvatiche – forniscono il cibo ideale alla razza bovina Podolica, razza locale, rustica e robusta, originaria dell’Ucraina, introdotta al seguito delle invasioni barbariche, che vive e pascola allo stato brado producendo poco latte ma di elevata qualità.
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STORIE DEL CACIOCAVALLO PODOLICO

Il nome Caciocavallo deriva dal minaccioso avvertimento "farai la fine del caciocavallo”. Nel XIX secolo la famiglia Barocco produceva all'incirca 11.000 forme di questo formaggio destinate al commercio estero.

La crosta è dura, spessa e liscia, di colore bianco alabastro, se di media stagionatura, ma tende a diventare giallo-ambra con l'invecchiamento. La pasta è compatta e abbastanza elastica nella media stagionatura, diventa poi dura e può scagliare: colore paglierino, anche intenso. Occhiatura assente.

Il latte utilizzato per la produzione del Caciocavallo Podolico proviene prevalentemente da allevamenti di bovini podolici che, secondo alcuni esperti, discenderebbero dal Bos primigenius o Uro, il primo bovino addomesticato.
Originariamente il bovino podolico, grazie alla robusta morfologia, veniva allevato soprattutto per lavoro. La tipicità del Caciocavallo Podolico, oltre che nella particolarità della trasformazione, risiede nella peculiarità del latte di partenza. I bovini podolici sono presenti oggi nella dorsale appenninica campana, allevati esclusivamente allo stato brado e soggetti alla transumanza con svernamento nelle pianure pugliesi nel periodo di novembre-marzo.

Le qualità organolettiche del formaggio derivano dall’alimentazione costituita da pascolo di montagna ricco di essenze aromatiche. I pascoli collinari e montani della Campania – ricchi di erbe aromatiche, fiori, graminacee, malve, ortiche, carote selvatiche, germogli e bacche di corbezzolo, rovo, mirtillo, rosa canina, biancospino, corniolo, ginepro, fragoline selvatiche – forniscono il cibo ideale alla razza bovina Podolica, razza locale, rustica e robusta, originaria dell’Ucraina, introdotta al seguito delle invasioni barbariche, che vive e pascola allo stato brado producendo poco latte ma di elevata qualità.